Tommy Emmanuel, come descriverlo?

Questo articolo è tratto da The Space Between. Ringrazio Ciro, l'autore, di avermi permesso di riportare il suo pezzo.

«Come descrivere il concerto di Tommy Emmanuel? Si protrebbe iniziare parlando della sua tecnica percussiva, del suo fingerpicking energico, della sua espressività ma sarebbe limitativo. Invece, strano ma vero, parliamo di musica. Tommy Emmanuel non è solo un musicista eccezionale ma soprattutto un comunicatore ed un intrattenitore sopraffino. Non fraintendetemi, non vuole essere un'offesa, bensì il più valente dei complimenti.

La chitarra diviene mezzo espressivo con cui instaurare un fitto dialogo con il suo pubblico, fitto come le note che ci piovono addosso scintillanti come stelle a San Lorenzo. Il linguaggio, popolare, fatto di melodie semplici, di riferimenti musicali celeberrimi è portato avanti con un'abilità tecnica che ha dell'incredibile; la tecnica chitarrista, tanto stupefacente da non sembrare umana, è solo un mezzo per rendere le 2 ore di concerto sempre interessanti, sempre nuove, sempre vive.

A vederlo suonare si penserebbe ad un marziano. Invece, australiano come un canguro, salta da un pezzo all'altro giocando con il suo pubblico; Blues, Folk, Rock, Pop ed un pizzico di jazz, scorrono tra le sue dita. La sua musica profuma di strada, chiudendo gli occhi sembra di vederlo alla fermata di una metropolitana mendicare l'attenzione del più distratto dei passanti con "scherzi musicali". Caspita se ci riesce.

Oltre 500 sguardi nel chiostro di Vico hanno seguito le sue note, svolazzanti ed inafferrabili come mosche. Non capita spesso di vedere un chitarrista che usa la chitarra come mezzo e non come fine; quando succede non possiamo che compiacercene. Il suo repertorio è sconfinato, non sembra stancarsi e dopo 2 ore è ancora lì, fresco e pimpante; nemmeno noi siamo stanchi e reclamiamo a gran voce un bis che puntualmente arriva. Non è solo un chitarrista, è un grande intrattenitore, un uomo di spettacolo che usa la sua chitarra per rapire Il suo pubblico.

Affetti da una sorta di sindrome di Stoccolma ci facciamo rapire volentieri. Il riscatto da pagare è il solo prezzo del biglietto; rimarremmo volentieri lì, rimmarremo un altrò pò a vederlo giocare, con il suo pubblico, con la chitarra, con la musica. Un grande spettacolo per tutti... una lezione per molti chitarristi: al centro di tutto la musica (non la chitarra, non l'assolo), un gran bel gioco con cui coinvolgere il pubblico.»

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