Non siamo Pirati

Il sito Nonsiamopirati .org propone un interessante manifesto, in merito alla pirateria informatica. Credo sia un documento su cui riflettere. ringrazio l'autore, Renzo Davoli, per l'ottima analisi e per la chiarezza dell'esposizione. Mi sembra giusto riportare il suo pensiero su finex.org.

Buona lettura.


Questo sito si potrebbe anche chiamare 10 e lode a chi copia e ora vi spiego perché.

Prima di continuare però occorre chiarire da subito che contrariamente a quanto scritto in altri siti qui c'è il nome e cognome (quello vero, non nickname) degli autori con tanto di qualifica e e-mail.

Inizio io che sono il promotore: Renzo Davoli, sbarco il lunario facendo il professore di Informatica all'Università di Bologna, e il mio indirizzo ufficiale è renzo(at)cs.unibo.it.

Seguitemi e vi spiegherò perchédivulgare software musica libri non solo non è vietato, ma è un obbligo se non volete perdere la vostra libertà, leggete però completamente questo documento prima di mettervi nei guai trasferendo a destra e a manca le cose sbagliate.

Copiare software, musica, film, immagini, libri, poesie è vietato? La risposta esatta non è "No", è "dipende". La volontà dell'autore è il primo parametro. Esistono numerose opere protette da licenze che consentono la duplicazione. Esistono poi opere che possono essere copiate e divulgate perchégli autori sono morti da più di 70 anni. In quest'ultimo caso fate attenzione che anche l'esecuzione ha diritti.

Facciamo esempi concreti. - Se copiate il programma OpenOffice e lo regalate ad un amico (o lo vendete al prezzo che preferite) non solo non fate nulla di male, anzi vi ringraziamo di averlo fatto. Openoffice è software libero: non solo lo potete liberamente copiare e distribuire, ma anche studiare, modificare, migliorare. Non ha segreti. - Se prendete un passo della Divina Commedia di Dante e lo trascrivete, fotocopiate il foglio da voi scritto o spedite il file via rete fate un bene alla cultura. Se volete trascrivere l'intera Divina Commedia non avete nulla da temere, solo perdete il vostro tempo perché c'è chi l'ha già fatto. Copiate liberamente il documento e regalatelo agli amici.

- Se volete proporre la vostra esecuzione della Toccata e Fuga in Re minore di J. S. Bach, voi potete disporre dell'esecuzione, potete quindi diffonderla con licenza di libera copia. Esistono nel mondo depositi di esecuzioni, spartiti, file MIDI per i quali è consentita la copia e la distribuzione per volontà degli autori del brano musicale e della trascrizione/esecuzione. Attenzione però : spesso le esecuzioni registrate sui dischi sono protette. Quindi anche se la Toccata e Fuga non ha più vincoli per la libera distribuzione la specifica esecuzione protetta non può essere copiata.

- Potete copiare *completamente* questo testo e regalarlo agli amici, potete pubblicarlo su un giornale o stamparlo e appenderlo in camera a mò di quadro. E' vietato però prenderne solo alcune parole o alcune frasi perchéquesto potrebbe travisarne il contenuto. La licenza "verbatim copying" posta in fondo al documento significa proprio questo.

La musica, la letteratura, il cinema, le immagini, il software sono forme di cultura e non deve mai venir negato il diritto di libero accesso alla cultura. Non sono qui a dire di violare le leggi ma semmai di cambiarle. Voglio inoltre ribadire con fermezza che chi copia non è un pirata: chi copia opere protette viola un contratto ed è perseguibile penalmente secondo le leggi vigenti, ma nessuno deve divulgare l'idea che copiare qualsiasi libro, immagine, brano musicale, film o programma sia illegale.

QUALCOSA NON VA.

Recentemente il sole 24 ore (inserto @lfa, 31 marzo 2005 pag. 11, fonte Cachelogic) ha pubblicato un rapporto sul traffico di rete in europa e negli USA. Ne è risultato che il 66% del traffico negli USA e il 53% in Europa è relativo a comunicazioni peer-to-peer. Lungi da me la criminalizzazione della tecnologia peer-to-peer che uso correntemente per scambiare software libero (e pertanto materiale completamente legale), ma non si può nascondere la testa sotto la sabbia: è chiaro che gran parte di quel traffico è dovuto a copie non autorizzate. E' altrettanto chiaro che la maggior parte delle sottoscrizioni a connessioni veloci per Internet sono state realizzate per poter fare "scaricamenti scorretti". Tra l'altro in questo c'è un bel conflitto di interessi fra i provider che hanno tutto l'interesse a chiudere un occhio e le major che vorrebbero le pubbliche gogne, carcere e lavori forzati per quei "piratoni", (una buona percentuale della popolazione).

I pirati erano predoni dei mari che razziavano tesori, beni materiali, spesso per conto dei potenti e regnanti dell'epoca. C'è una differenza fondamentale fra rubare beni materiali e copiare in modo non autorizzato un elemento di cultura. Nel primo caso il derubato non ha più il bene perchéè passato nelle mani del ladro, nel secondo entrambi possono godere dell'opera, sebbene in modo non autorizzato. La volontà dell'autore, nonchéla paternità dell'opera sono sacre, l'atto compiuto è quindi sicuramente immorale e non deve essere compiuto. Però non è pirateria, il termine è improprio.

La copia non autorizzata è spesso una risorsa. Questo per esempio lo sanno bene le ditte che vendono software proprietario. Ci sono tantissimi programmi che costano migliaia di euro che sarebbero ancora sconosciuti se non ne esistessero numerose copie non autorizzate. Vogliamo fare un esempio concreto? Con nome e cognome? Parliamo di Adobe Photoshop. Sono convinto ci sia in moltissime famiglie e pochissimi abbiano pagato il prezzo del prodotto. Adobe sta forse fallendo? Ha messo l'iper super ultra strumento di protezione? no. Semplicemente con i suoi altissimi prezzi rientra dei costi delle copie non autorizzate facendole pagare agli utilizzatori professionali, aziende, enti, e qualche volta anche scuole. Esempi simili si possono fare coi sistemi operativi e strumenti di office automation di Microsoft e con software di altre marche. Le copie non autorizzate sono spesso strumento pubblicitario e il conto del mancato guadagno con fanstastiliardi di perdite un falso perchéquei prodotti non avrebbero avuto diffusione se non ci fossero state le copie abusive per farli conoscere.

Parliamo di musica? La rete è senz'altro uno strumento per la diffusione di cultura, anche musicale. Moltissime sono le copie non autorizzate (ripeto immorali, condannabili) di opere musicali. A questo problema si possono dare due risposte: quella bellica, con perquisizioni e sequestri, anni di galera e pubblica gogna per chi copia, o fermandosi a pensare al motivo del fenomeno. Un ragazzo copia in modo non autorizzato un brano musicale perchétutto il mercato relativo al mondo musicale non ha saputo adattarsi ai tempi. Due sono gli elementi: quello economico e quello sociale. Dal punto di vista economico il voler produrre, trasportare, immagazzinare supporti in un mondo dove ormai il dato è immateriale rende il prezzo del disco esageratamente alto rispetto al valore attribuito al bene. Dal punto di vista sociale è esplosa la civiltà della comunicazione. Blog, Wiki tutti sono protagonisti, tutti vogliono esistere. Fine della televisione con i telespettatori, è nata la rete coi reteprotagonisti. Questo fenomeno sta evolvendo molto rapidamente e coglie impreparati discografici, produttori cinematografici, editori e politici. I potenti di fronte ad un nuovo fenomeno che non riescono a spiegare o a imbrigliare al loro volere lo demonizzano e iniziano a varare norme liberticide. Torniamo al concreto e alla musica. I discografici sono abituati a decidere a tavolino i successi dell'estate, dell'inverno e delle mezze stagioni e a governare un mercato. Spesso gli autori e i cantanti in questo gioco prendono solo le briciole e comunque non si diffonde il meglio della musica ma quella più sposorizzata. Se molti sono i canali di diffusione della musica e il prezzo del brano musicale crolla, questo impero e queste imposizioni crollano anch'esse. Si viene a formare un libero mercato: quel libero mercato tanto invocato e nominato che in realtà è uno spauracchio per chi detiene le posizioni di predominio: produttori, editori e SIAE. Questo è il vero motivo per il quale esistono i metodi di DRM (Digital Right Management), cioè i metodi di protezione da copia. La EUCD è la legge che punisce chi tenta di capire come funzionano i metodi di protezione da copia e vieta di pubblicare informazioni al riguardo. E' una legge totalmente liberticida (per la cronaca approvata sotto un governo dell'Ulivo). Ora le protezioni dalla copia servono per evitare la copia? Solo uno sprovveduto potrebbe cascarci. I contenuti testuali o multimediali devono alla fine essere percepiti da un essere umano, altrimenti non servono a nulla. Tutto ciò che è percebibile, è nuovamente digitalizzabile e quindi "sproteggibile". I puristi mi diranno che un'opera ridigitalizzata può perdere in qualità. E' vero, ma per ascoltare la canzonetta dell'estate con il walkman nessuno avvertirebbe la differenza. (Gli audiofili usano dischi in vinile, con amplificatori valvolari, il digitale è già una bestemmia per costoro). Allora a cosa serve il combinato disposto dei DRM e dell'EUCD? Semplice: a togliere libertà. Per poter vedere un DVD regolarmente acquistato io non posso usare la mia macchina Linux, perchédovrei installare un software, il DeCSS, che contiene il codice, quindi la spiegazione, di come sono protetti i DVD. I DVD possono solo essere visti con Windows o al massimo con MacOS. Capite? DRM+EUCD divide il mondo (a detta loro) fra i buoni (che usano Windows o altro software proprietario) e i cattivi (che usano Linux o altro software libero). Cosa ha Linux di tanto cattivo? Che è trasparente, che si può analizzare fino nei minimi dettagli, che non ha segreti. E' pertanto equo, ogni software, musica, altro contenuto multimediale ha la stessa dignità. Vince il migliore, c'è una vera meritocrazia, altra parola vuota sempre negata nei fatti in passato da chi l'ha pronunciata.

Con la scusa di proteggere il mondo dall'invasione dei pirati copiatori vogliono imporre metodi per decidere in ogni sistema cosa è legale leggere, udire, vedere e cosa no. Usando sistemi che nessuno può sapere come sono fatti (e guai a chi prova di scoprirlo) in realtà si pone in essere un colossale strumento di censura. Allora, sono i "buoni" quelli che usano i programmi proprietari o i "fessi"? I veri pirati chi sono? Quelli che sottobanco, in modo non autorizzato divulgano elementi di cultura (ripeto ancora una volta: atto immorale e condannabile) o sono pirati coloro che vogliono rubare la libertà di diffonderla la cultura? Sono più simili ai pirati questi ultimi, perchéuna libertà al contrario della conoscenza, è come un bene materiale, se me l'hanno rubata non ce l'ho più.

Ogni legge che vieti di capire o di studiare qualcosa è un grave atto di pirateria. Uno studioso francese ( Guillermito ) è già stato condannato in primo grado perchémostrava come alcuni antivirus fossero inefficaci. Svelava pubblicamente segreti e falle di strumenti di sicurezza e di protezione. Siamo forse più sicuri ora? No. Chi quelle informazioni non dovrebbe conoscerle le conoscerà lo stesso, e al contrario gli altri avranno una falsa sensazione di sicurezza che in sè è peggio dell'insicurezza. Ma i produttori di antivirus faranno affari d'oro. Se andate a Londra, non mancate di passare al Science Museum, dietro al National History Museum dalle parti di Cronwell Road. L'entrata è a offerta libera come in quasi tutti i grandi musei pubblici di Londra, British Museum e National Gallery compresi (che grande insegnamento, io pagherei molto volentieri più tasse per avere tutti i musei aperti e liberi, quanto ci guadagneremmo tutti in termini di cultura e turismo!). Al Science Museum, dicevo, nei sotterranei c'è una sezione che spiega come funzionano le serrature e come con due ferri uno piatto e uno con una punta ad L si forzano le serrature a tamburo. Perchéil direttore del museo non è in galera? Non è che non sapendo che con una bottiglia uno straccio e un pò benzina si costruisce una Molotov si sconfigga il terrorismo o la violenza negli stadi. La conoscenza è libera. L'uso improprio della conoscenza no. Anzi è la cultura che riduce l'uso improprio della conoscenza, non l'ignoranza.

COSA FARE

Come esiste un consumo etico occorre sviluppare una società dell'informazione etica con una informatica etica.

1- Divulgare l'etica hacker. Hacker non è una parolaccia. Gli hacker non sono pirati, non sono delinquenti. Un hacker, quello vero, è una persona che non vuole vengano posti vincoli alla conoscenza. Vuole capire. Un vero scienziato *deve* essere hacker. E' grazie all'hacking che oggi esistono i personal computer (il primo è stato costruito nel garage di casa da Jobs e Wozniak, e lo trovate sempre nel Science Museum di Londra). Così anche Unix e Linux, e gran parte del software libero sono opere di hacker. Nella mia definizione sono da considerarsi hacker anche Meucci o Marconi. Persone che vogliono capire, conoscere. Tutti siamo protagonisti e possiamo arricchire il mondo con il nostro contributo di creatività, perchésiamo esseri umani. In questo sono un hacker e invito tutti a diventarlo.

2- Costruire sulle spalle dei giganti. Cercate la conoscenza, non fermatevi alle apparenze. Non abbiate mai timore di chiedervi e chiedere: "Perché?". Questo si fa così !, Perché?, Quell'altro è così ! Perché? Se oggi possiamo ancora generare nuove invenzioni, scoprire nuove leggi della natura o scrivere nuove pagine di cultura è solo potendo conoscere il pensiero di chi ci ha preceduto. Se ci si alza sulle spalle dei giganti si può guardare oltre. Chi non tenta di capire vedrà sempre il mondo con la prospettiva dei nanetti. Avete mai pensato che le scoperte e le innovazioni sono spesso contro il business? Chi ci guadagna nella situazione attuale vede la ricerca e l'evoluzione come massimi pericoli e deve fare di tutto per ostacolarle. Se si divulgasse la scoperta di una automobile che funziona senza il un derivato del petrolio e magari inquina molto meno di quelle attuali di colpo alcune potenze economiche crollerebbero. Se non si tentano sempre di capire funzionamenti e fenomeni si viene abbindolati dalla falsa conoscenza, non c'è vera innovazione e questo rende tranquilli i potenti nei loro troni. E' vero che una persona non può conoscere tutte le materie e proprio per questo l'unico modo per salire sulle spalle dei giganti è comunicare, uno sa una cosa, uno ne sa un'altra, ci si confronta, si cresce insieme. E' proprio su questo punto che si concentrano le leggi liberticide, le linee guida sull'istruzione, si vuole limitare la capacità di comunicazione del singolo.

3- Disinnescare l'antiglobalizzazione delle culture e delle informazioni Si parla troppo spesso e a sproposito della globalizzazione e antiglobalizzazione. I termini global e no global oggi fanno riferimento alla globalizzazione dei mercati, cioè degli interessi di pochi. Quelli che si dicono globalizzatori dei mercati, sono gli stessi che promuovono una nuova "babele" per le comunicazioni. Vengono separati i motori di ricerca, un italiano deve cercare sui siti consigliati per gli italiani, o nell'ordine di preferenza per italiani. Non si educa a leggere criticamente la stampa internazionale ma ci si crogiola sulle notizie provinciali del nostro paese. Trovate il modo di parlare con le persone di tutto il mondo, per avere più punti di vista eterogenei. Cercate di consultare materiale informativo internazionale, rifiutate l'idea che tutto debba venir tradotto e confezionato per l'opinione pubblica italiana. Viaggiate, non nei villaggi turistici ma in mezzo alle persone di altri popoli. E chiedete, domandate, confrontatevi.

4- Divulgare la cultura alla divulgazione della cultura. L'ignoranza è un business, anche quando è mascherata da cultura professionale o cultura per il lavoro. Non esiste cultura per questo o quello, esiste cultura tout-court. Rifiutate l'idea che qualcuno vi dica cosa è bene sappiate e cosa è bene non sapere. Qualsiasi conoscenza mnemonica e meccanica non è cultura, non eleva la persona, anzi la rende schiava di un ruolo che non può cambiare non avendo gli strumenti di aggiornamento e di evoluzione delle conoscenze. Nulla deve frenare la creatività dell'essere umano. Così in pratica una patente europea per l'uso degli elaboratori non è informatica, anzi è completamente controproducente culturalmente. E' uno spot pubblicitario per una sola azienda (Microsoft) e fornisce conoscenze meccaniche. Tra l'altro è europea per modo di dire. Io da anni mi diverto quando sono in convegni internazionali a chiedere ai colleghi di altri atenei europei cosa ne pensano della famosa patente. La maggior parte delle volte mi dicono che non la conoscono, qualcuno ne ha sentito parlare ma come corsi di società private (come il CEPU per intenderci). In Italia si vuole mettere in tutte le scuole e nelle Università. Che figuraccia! Abbiamo università fra le migliori al mondo, non è un caso che si vogliano importare i "cervelli italiani". Relegandole a strumenti di formazione professionale in realtà le denigriamo e buttiamo via una ricchezza inestimabile. Una università guidata dalle richieste aziendali sarà ricca di denaro, ma povera di contenuti, chi possiede un mercato non cerca vera innovazione. Una università guidata dalle aziende è come una televisione guidata dall'auditel. Viva la qualità. Al contrario l'università deve essere la fucina delle idee e deve creare nuova ricchezza, nuove aziende su nuove idee. Viva la libera concorrenza. Ma quella vera.

5- Esprimere al meglio il proprio ruolo per mantenere le libertà. Ognuno ha un ruolo in questo gioco, provo qui a fare alcuni esempi "operativi".

--Produttori di contenuti

Siete artisti, scrittori, inventori? State ancora credendo alla favola di poter diventare le "veline" di turno della editoria o dell'industria? Se credete che gli editori selezionino le migliori opere e che con un brevetto possiate diventare ricchi vi auguro buona fortuna. L'esperienza purtroppo mi insegna che non è così. Gli artisti vengono scelti per la vendita che possono ottenere e se non avete migliaia di brevetti e soldi a palate per un mega ufficio legale nell'industria il pesce più grosso si mangia il pesce più piccolo. Visto che siete "creativi" siatelo anche nel modo di proporre le vostre opere. Facciamo un esempio con la musica. Avete idea di quanti soldi supermercati e negozi spendono per la SIAE? Bisogna studiare il modo (un consorzio, una cooperativa) che fornisca ai negozi e supermercati musica alternativa non coperta da contratti SIAE per esempio quella rilasciata sotto creative commons. Gli autori possono farsi conoscere, e guadagnare poi su concerti, gadget. Ma i supermercati possono anche vendere i CD masterizzati all'istante con i brani che sono piaciuti riconoscendo una percentuale agli autori direttamente. Se il prezzo è onesto è molto più comodo avere il CD pronto che dover perdere il tempo a cercare il materiale in rete, prepararlo etc. I negozi al tempo stesso dovrebbero risparmiare di pagare diritti. Si chiama sinergia, due utilità che si incontrano. Per i programmatori e le software house la soluzione è ormai consolidata. E' il software libero. Tante piccole imprese o singoli professionisti che custodiscono il loro piccolo segreto di qualche migliaio o decina di migliaia di righe di codice sono pesci piccoli in balia delle onde e delle multinazionali/pesci grossi. Sono ridicoli. E lo sono ancora di più quando si lasciano abbindolare dall'idea che una assurda pretesa di un brevetto sul software le possa proteggere. Ci sono centinaia di programmatori che stanno facendo gli stessi programmi perchéuno non vuole far vedere all'altro la propria soluzione. Il risultato netto è che enormi energie vengono sprecate, le soluzioni costano tanto e la competitività è scarsa. Se avete un'azienda seria o siete professionisti seri, con conoscenze e idee, rilasciate il software in modo libero. Vi consiglio la licenza GPL di GNU. Non guadagnerete dalle licenze ma mostrerete le vostre capacità, l'assistenza del prodotto, le personalizzazioni, in breve i servizi vi verranno richiesti e retribuiti. GPL vi garantisce che se un concorrente vuole fare una miglioria al vostro prodotto non potrà approfittarsi del vostro lavoro, dovrà anch'esso rilasciare il programma con la stessa licenza (col sorgente) e sarete ad armi pari. Gli acquirenti (quelli istituzionali e le aziende) si stanno accorgendo che non possono dipendere da un fornitore di software proprietario, sarebbe come assumere farmaci senza che ci sia scritta la composizione. Quelle software house che non sapranno adattarsi ai tempi soccomberanno, come purtroppo è giusto che sia, mercato e jungla in fondo si assomigliano.

--Studenti/Giovani

"Io voglio capire". Questa deve essere la chiave di volta dell'istruzione. La cultura è ricchezza interiore, è come accumulare un tesoro di blocchetti di lego di conoscenza e trovare poi con estremo stupore che si possono combinare per tante piccole costruzioni/scoperte quotidiane. Occorre sempre imparare con l'entusiasmo di un bimbo. E non fatevi mai la domanda sbagliata che è "a cosa mi serve"? A cosa serve allora la musica o la poesia? Aboliamole! Quanta confusione c'è in giro. Pensate che c'è ancora chi pensa che la matematica serva a "far di conto". Chi l'ha ben capita sa che è molto vicina alla filosofia o alla poesia e c'entra veramente poco coi pallottolieri. Lo stesso concetto di numero ha una storia e un fascino. E' per quello che tutte le volte che sentite che una cosa la state mettendo nella vostra mente per il voto del giorno dopo e per dimenticarla in quello successivo dovete dire no. Sto sprecando la mia giovinezza e spegnendo la mia creatività. Ricordate che i docenti sono al vostro servizio per darvi conoscenza e non voi al loro per compiacerli. L'informatica è quella magnifica scienza che amo e insegno. Il cuore dell'informatica è scomporre i problemi, analizzarli, darne una descrizione operativa in algoritmi. Il word processor è un tipo di programma, così come il foglio elettronico. Non è l'informatica. Sarebbe come dire che 42 e pigreco sono la matematica. Che si insegni ad uno studente cosa è un word processor o un foglio elettronico è corretto, come insegnare i numeri interi e irrazionali in matematica. Che si pretenda di sprecare il loro tempo per ricordare che il grassetto è la seconda voce del terzo menu è offendere questi ragazzi, è togliere loro la possibilità di imparare qualcosa che veramente li faccia crescere. Studenti rispondete: "Un manuale lo sappiamo leggere". Affermo qui pubblicamente che io non sarei capace di superare gli esami della patente europea, e penso che la maggior parte dei miei colleghi professori universitari di informatica sarebbero come me bocciati. Ci sarà un errore da qualche parte no? Non è che siamo tutti dei somaroni incompetenti, la produzione di risultati scientifici in materie informatiche è molto rilevante in Italia (nonostante la scarsezza di finanziamenti rispetto ai colleghi stranieri). Il problema è che si tende a far passare per informatica ciò che informatica non è. Se fossero esami di vera informatica (algoritmi, complessità, computabilità, etc.etc.) la categoria ne uscirebbe con risultati eccelsi. Provate a prendere un luminare dell'analisi matematica e chiedetegli di fare a mente 123456789 moltiplicato 11334455. Questa è l'offesa dell'ECDL all'informatica. E se no se ogni oggetto di uso comune con un manuale va insegnato a scuola con lezioni e patenti specifiche allora non vedo perchél'ECDL sia stada adottata e invece la patente europea per l'uso dei telefoni cellulari (EPPDL, www.eppdl.org) no. Siamo in attesa della EEDL (patente per l'uso degli ascensori), EPABXDL (patente per l'uso dei centralini telefonici). A quando la European Toilet Driving License? Sapete com'è, l'uso dello sciacquone... Siete i protagonisti, ora, adesso, qui. Non è diventando veline o entrando nel reality show che si diventa qualcuno. Anzi quello è proprio il modo per diventare un "nessuno", cosa rimarrebbe di voi? Violenterebbero solo la vostra immagine all'interno di un personaggio. Fuggite i luoghi comuni, se un comportamento è comune a troppe persone scatti in voi un campanello di allarme.... "voglio veramente anch'io essere così ?". "Qualcuno mi sta imponendo questo comportamento?" Usate la rete per comunicare: è ciò che la rete vi consente di fare. Arricchite il mondo con la vostra esperienza e creatività. Non siete pirati che scaricano, siete il nostro (splendido) futuro. Siate furbi, scegliete ciò che è libero, musica, film, software, immagini. Promuovete l'uso di questa conoscenza e generatene di nuova. Perchénon scrivete una pagina nella wikipedia? Ognuno di noi sta scrivendo una pagina, e alla fine avremo la più grande enciclopedia mondiale fatta da tantissime persone insieme. Nello stesso modo, per mezzo del contributo di tanti programmatori e inventori sono sono già stati creati tantissimi programmi liberi (non so se qualcuno li abbia contati ma penso proprio siano più di quelli proprietari!) per tante attività: disegno, gioco, scrittura, programmazione. Ci sono in tutte le città circoli che vi possono insegnare a usare software libero (cercate per esempio i LUG, linux user group). Potrete diventare come me "proprietary software free". Sì perchéi programmi proprietari come la nicotina, l'alcool e le droghe danno assuefazione e fanno male alla libertà. Quando siete diventati un pò esperti cercate di comperare computer senza sistema operativo, o con preinstallato un sistema libero (cioè non windows). Risparmierete un sacco di soldi e potrete imparare tante cose nuove. Le imparerete davvero perchéle potete guardare, studiare, sperimentare. Vedrete che l'informatica è una vera scienza dove le cose si capiscono si analizzano, si risolvono. Per come viene presentata ora sembra solo una scatola chiusa che si fa funzionare per tentativi e quando non funziona si spegne e si riaccende tutto.

--Docenti

Ricordiamo la costituzione. C'è la libertà di insegnamento. Come nessuno deve imporre libri di testo, così nessuno può imporre marche di programmi. Se insegnate con prodotti proprietari voi siete responsabili della spesa che le famiglie devono sostenere quando si potrebbero usare prodotti liberi. E questa non è che la migliore delle ipotesi. Al contrario ciò che spesso si insegna (spero involontariamente) è l'illegalità, il passarsi sottobanco programmi e contenuti. Al contrario potremmo tutti andare a testa alta, docenti e studenti, fornendo CD per la libera copia e distribuzione di programmi e cultura. A proposito dei contenuti: dove sono finiti i docenti che scrivevano gli appunti per i loro studenti? Sono forse morti nella notte dei tempi travolti dai libri patinati? Usate liberliber per la letteratura o la wikipedia. Gli studenti potranno collaborare, sentirsi protagonisti. Ci sono grandi insegnamenti collaterali. A molti giovani oggi mancano metodi di condivisione e di dialogo, in breve mancano obiettivi. I più fortunati trovano gruppi, parrocchie, scout e altro, altri si buttano sulle chat, purtroppo ci sono le vittime di questo meccanismo che magari fragili e posti in un ambiente ostile fuggono. La scuola è momento di collaborazione e mai deve cedere ad essere esempio di piccoli e grandi egoismi. Prendiamo i libri di testo. I bravi docenti, che so per esperienza esistono ancora, potrebbero mettere in rete i loro appunti e sviluppare testi liberamente disponibili in rete. Editori, copisterie potrebbero fare a gara per fornire il testo per chi lo vuole stampato al minor prezzo possibile. Nessun editore lì fuori è sufficientemente anticonvenzionale per accettare una simile sfida? Chi vuole potrebbe poi stamparlo a casa a fascicoli, fare un CD-ROM con tutti i libri dell'anno e usare un calcolatore portatile al posto dei libri di testo. Quale esempio di collaborazione si darebbe agli studenti! Problemi relativi al costo dei libri, al peso degli zaini potrebbero avere se non complete soluzioni almeno nuove prospettive. Il dizionario dei sinonimi e dei contrari che oggi tutti usiamo in OpenOffice è stato scritto dagli studenti del Istituto Keynes di Castelmaggiore (BO) per l'illuminata volontà della prof. Volta, insegnante di lingua e letteratura Italiana. Sono sicuro che gli studenti della professoressa Volta hanno due marce in più dei vostri: una perchéhanno una mente flessibile che sarà capace di adattarsi a diversi strumenti, due perchésanno collaborare e dare del proprio per crescere insieme. In più si saranno divertiti per aver fatto cose originali e godranno del piacere dell'artigiano nel vedere i frutti del loro lavoro veramente applicati. Brava! Cosa ci guadagnano i docenti? Sicuramente fama. Aver prodotto la migliore spiegazione di un argomento complesso è già una ottima remunerazione. Aver trovato una tecnica di insegnamento interessante e condividerla significa migliorare tutta la scuola. Se avete pensato di fare i docenti per arricchirvi, penso vi siate già ricreduti. Se avete appunti magnifici e li tenente nel cassetto per i vostri studenti avete commesso un crimine di egoismo contro l'umanità, pubblicateli!

--TUTTI

Partecipare attivamente alla realizzazione di questo sito con idee proposte, puntatori ad iniziative coerenti con le idee qui espresse.

(C) Renzo Davoli 2005. Verbatim copying and distribution of this entire article is permitted in any medium, provided that this notice is preserved.